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Noi siamo questo: una nuova forma di erogazione condivisa della sanità e di innovazione sociale.

Forse può essere opportuno, se non necessario, ripensare l’idea, il significato di “beni pubblici”, intendendo la parola “pubblico” non come un sinonimo di statale, ma come bene relazionale condiviso che si valorizza in quanto riferibile ad una comunità (ad un territorio, ad un’associazione).

Si può, quindi, individuare una terza via tra pubblico e privato, cominciando un nuovo percorso, una nuova funzione, un nuovo modo di fornire un servizio attorno al quale riorganizzare il legame sociale.
Il bene di comunità che può esistere e generare valore soltanto se tutti quelli che sono interessati se ne occupano, accettando di dare un servizio con una nuova etica.
E’ questo un modo per esercitare la cittadinanza attiva imprenditrice, per strutturare l’innovazione sociale per la produzione di nuovo valore, luogo per uno scambio positivo tra l’individuo e il suo contesto socio – sanitario.
Ovvero uno snodo di un rinnovato patto sociale intergenerazionale, che segua una logica anche economica che permetta la sostenibilità.
Ridare attenzioni, con nuove declinazioni, a modalità antiche di sostegno sociale ( quali la mutualità e la solidarietà), tenendo assieme l’offerta qualificata di “prestazioni” e il ritorno economico che permetta l’auto sostenibilità.

 

(vedi libro Mauro Magatti edizione Feltrinelli)

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