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Artrosi. Cos’è e come curarla

L’artrosi è una malattia invalidante che colpisce circa il 10% della popolazione e più di un terzo dei soggetti sopra 65 anni, superata solo dalle malattie cardiovascolari.
Coinvolge tutti i tessuti articolari: la cartilagine, l’osso subcondrale e la sinovia. Le donne sono più colpite, soprattutto dopo la menopausa. Il ginocchio è l’articolazione più interessata: le alterazioni meccaniche degli assi di carico ed il frequente coinvolgimento traumatico hanno fatto prevalere la causa meccanica tra quelle evolutive della malattia.
Recentemente un approccio multidisciplinare tende a considerare in ugual misura gli stimoli meccanici
e metabolici e immunologici come causa del danno alla cartilagine e alla sinovia che favoriscono il processo infiammatorio, del tutto simile a quello che si osserva nell’artrite reumatoide, se pur di grado ridotto. Si producono mediatori chimici proteici che danneggiano l’ osso subcondrale e la membrana sinoviale e stimolano le cellule cartilaginee a liberare enzimi che sono in grado di far avanzare ulteriormente il processo di degradazione cellulare di tutto l’ ambiente articolare. La concentrazione di queste sostanze influisce sul grado di malattia, di dolore e di limitazione funzionale.
Di recente sono state coinvolte tra le cause di malattia anche le citochine prodotte dal tessuto adiposo. Da qui la teoria che il sovrappeso-obesità non sia solo causa meccanica ma anche biochimica e che colpisca
più facilmente negli obesi anche le articolazioni non sottoposte al carico meccanico, come mano e spalla. Si individuano tre tipi di artrosi:
1. post traumatica, che colpisce anche i più giovani a causa di traumi e di sovraccarico funzionale sportivo
e professionale.
2. Degenerativa, che è caratteristica degli anziani, con progressiva alterazione delle cellule cartilaginee.
3. Metabolica, che interessa anche la giovane età e la post menopausa a carico di tutto l’ ambito articolare.
Il ginocchio è l’articolazione che con maggiore frequenza mostra i segni di usura a carico della cartilagine. Questo
tessuto è composto da abbondante matrice extracellulare formata da :
• Acqua.
• Proteoglicani con corpo centrale proteico legato a catene di carboidrati denominati glicosaminoglicani con prevalenza di condritinsolfato che si lega all’ acido ialuronico, che è a sua volta in grado di legarsi ad altre catene
di proteoglicani. Con l’ età e l’evolversi della malattia artrosica si perde tale capacità strutturale
• Collagene, le cui molecole sono il maggior costituente della matrice cartilaginea e controlla la tensione e la resistenza a sollecitazioni complesse e stabilizza i proteoglicani all’interno del tessuto cartilagineo creando un efficiente intreccio tridimensionale capace di sopportare carichi compressivi ed angolari. La matrice cellulare con i condrociti ha il compito di formare la componente extracellulare e mantenerla attiva rispondendo ai fattori di crescita, alle interleuchine, alle molecole farmacologiche, agli stimoli meccanici ed al variare della pressione idrostatica. La cartilagine ha un suo sistema di lubrificazione che riduce le sollecitazioni eccessive del carico che agiscono sulla componente extracellulare. Invece la compressione intermittente fisiologica stimola l’attività dei condrociti.

Lo sviluppo dell’artrosi è influenzato da fattori sistemici come l’età: l’ invecchiamento determina ridotta capacità
di risposta biologica del tessuto cartilagineo.La usura degenerativa del tessuto osseo e cartilagineo e sinoviale
produce la formazione di osteofiti marginali della superficie articolare, nel tentativo di allargare la superficie di
appoggio, e la progressiva scomparsa dello spessore della cartilagine fino allo smascheramento dell’osso
sottostante con episodi infiammatori ripetuti associati a versamento articolare e possibile liberazione di corpi mobili articolari dalla membrana sinoviale ispessita. Progressivamente l’artrosi determina grave limitazione funzionale soprattutto nella colonna vertebrale, nelle ginocchia e nelle anche fino alla perdita dell’autosufficienza con necessità di sostituzione protesica dell’ articolazione colpita.
Anche la spalla, il gomito, la caviglia e la base delle dita della mano possono essere sostituite chirurgicamente. Il costo sanitario e sociale per questi pazienti è molto alto, considerando anche le possibili complicanze infettive.
Per questo la prevenzione assume un ruolo sempre più importante sia in campo medico che fisico riabilitativo.
I condrociti risentono positivamente di sollecitazioni costanti e moderate sia in fase di benessere che dopo eventi
traumatici. Il mantenimento del tono muscolare e del controllo neuromuscolare propiocettivo e dell’equilibrio sono fondamentali nel recupero post traumatico e per costruire una giusta tabella di attività fisica quotidiana di prevenzione.
Il trattamento medico è generalmente sintomatico soprattutto nei pazienti con frequenti riacutizzazioni infiammatorie con versamento articolare, dolore notturno e rigidità mattutina. Si privilegia il paracetamolo ad azione prevalentemente analgesica ma anche antinfiammatoria.
Si riducono gli effetti negativi di altri farmaci antinfiammatori sugli organi gastrointestinali e cardiovascolari.
Pertanto i comuni FANS possono essere usati occasionalmente e con accurata protezione gastrica e controllo
pressorio, mentre il paracetamolo può essere indicato per periodi più lunghi ed autogestito.
Anche la dieta è importante per evitare il progredire precoce dell’ artrosi.
Controllare l’uso di sostanze acidificanti come caffè, bevande alcoliche, l’ eccesso di sale e di latticini,
privilegiando vegetali a foglia verde, legumi, carni bianche e pesce azzurro di sicura provenienza.

I farmaci e gli integratori alimentari condroprotettori hanno lo scopo di stimolare i condrociti a produrre nuova cartilagine ed i sinoviociti a normalizzare il liquido sinoviale alterato da sostanze di degradazione cellulare e favorire la formazione di acido ialuronico. La glucosamina ed il condroitinsolfato sono le sostanze basilari di questi integratori.
L’ acido ialuronico, scarsamente assorbito per via orale, viene comunemente utilizzato per infiltrazione articolare
ed ha notevoli capacità di lubrificazione, la viscosupplemetazione, ristabilendo la viscoelasticità del liquido sinoviale.
La sua azione è più duratura rispetto alla sua presenza in articolazione e soprattutto modifica la sintesi endogena
dal tessuto sinoviale riducendo la degradazione cartilaginea migliorando il metabolismo del condrocita con una
ulteriore azione antinfiammatoria. Ha effetti analgesici e sulla funzionalità articolare superiori e più duraturi
rispetto alla terapia infiltrativa cortisonica e non ha eventi avversi significativi. Ha azione antiossidante e antinfiammatoria.
Riduce la penetrabilità degli enzimi di aggressione cellulare e la degenerazione vascolare subcondrale.
La terapia infiltrativa intrarticolare con fattori di crescita è un ulteriore valido mezzo di terapia. Sono dei polipetidi
che regolano lo sviluppo dei tessuti ed in particolare le piastrine del sangue contengono i fattori di crescita relativi
al tessuto cartilagineo e alle strutture articolari, agendo anche sulla differenziazione delle cellule staminali in
senso condrogenetico e riducendo l’ effetto degradante dei mediatori infiammatori sulla sintesi dei proteoglicani. La riparazione del tessuto cartilagineo risulta essere favorita dal trattamento con infiltrazioni articolari di plasma arricchito in piastrine, PRP (Platelet Rich Plasma).
Le condropatie di grado iniziale, nei maschi in giovane età senza sovrappeso sono quelle che maggiormente
rispondono al trattamento. E’ necessario promuovere ulteriori studi e ricerche per migliorarne l’ efficacia terapeutica e per stimolare il concetto di trattamento preventivo dell’ artrosi in fase iniziale.
La chirurgia interviene in relazione al grado di lesione osteocondrale, dai solchi superficiali a quelli più profondi e stellati e che distaccano frammenti di cartilagine fino a scoprire l’ osso sottostante.
Gli interventi sono generalmente eseguiti in artroscopia e vanno dal lavaggio articolare con asportazione di tessuto irregolare, alla riparazione con frese motorizzate, alle perforazioni fino all’osso sottostante, alle
microfratture per stimolare la riparazione di fibrocartilagine ugualmente efficacie, alla ricostruzione con innesti osteocondrali a tipo mosaico, o con condrociti prelevati dallo stesso paziente e trattati in modo da riformare lo stato cartilagineo simile al normale. L’ulteriore aggravamento delle condizioni articolari con aumento della sintomatologia dolorosa e riduzione marcata della funzione locale e generale comporta la possibilità di sostituzione protesica articolare.
La tecnologia dei materiali e la tecnica operatoria assistita dal computer e dalla robotica rendono questo tipo di
intervento affidabile e risolutivo per il recupero della qualità della vita.

Dott. Mario Spinelli
Ortopedico presso il Centro di Sanità Solidale

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