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Intervista alla Dott.ssa Maria Eugenia Latronico, oculista al Centro di Sanità Solidale

Nuova intervista ad una professionista del Centro di Sanità Solidale: la Dottoressa Maria Eugenia Latronico, oculista.

Le nostre abituali tre domande, per scoprire qualcosa in più sul suo ambito di specializzazione.


«Dott.ssa Latronico, l’ambliopia o occhio pigro, cos’è?»

Dott.ssa Latronico: «l’ambliopia o “occhio pigro” è una riduzione della capacità visiva in un occhio, è spesso causata da una differenza tra i due occhi e questo disturbo colpisce 5 bambini su 100.

Le cause dell’ambliopia sono di tre tipi: strabica, anisometropica (differenza di refrazione tra i due occhi: ad esempio uno miope e l’altro ipermetrope) e da deprivazione, cioè quando lo stimolo visivo non riesce ad arrivare alla retina in modo efficace come accade per esempio a causa di una cataratta congenita o di ptosi palpebrale (palpebre cadenti).

L’ambliopia monolaterale, la forma più comune, può molto frequentemente non dare sintomi. Il bambino può non lamentare alcun disturbo alla vista, in quanto vede bene con un occhio e non si accorge di vedere meno con l’occhio pigro.

L’unico modo per fare una diagnosi è eseguire una visita oculistica.

Per curare l’ambliopia bisognerà curare la causa dell’ambliopia: ad esempio dare un occhiale nella forma anisometropica o operare lo strabismo nella forma strabica.

Successivamente , qualora il primo step non dovesse essere risolutivo, si potrà effettuare l’occlusione (bendaggio) dell’occhio sano, per stimolare la visione dell’occhio pigro.

Per quanto riguarda l’intervento correttivo, deve avvenire in età pediatrica (età plastica): se l’ambliopia viene diagnostica tardivamente è praticamente incurabile.

L’ambliopia si può prevenire eseguendo le visite oculistiche pediatriche nel giusto timing, permettendo così una diagnosi precoce, una cura repentina e una prognosi ottima con un buon recupero visivo del bambino ed un completo sviluppo nella visione nella maggior parte dei casi».

«Dott.ssa Latronico, ci parli dell’OCT, perché è così importante questo esame?»

Dott.ssa Latronico: «L’ OCT (tomografia a coerenza ottica) è un esame strumentale di imaging non invasivo che consente di visionare in modo dettagliato, con immagini ad alta risoluzione, la macula, i diversi strati retinici ed il nervo ottico.

L’OCT è ad oggi, nella pratica clinica, uno degli esami di elezione per lo studio delle degenerazioni maculari (maculopatia senile umida o secca), delle patologie retiniche che coinvolgono la macula (maculopatia diabetica, ipertensiva o in seguito a patologie autoimmuni o dovute ad uso di farmaci specifici) e delle patologie del nervo ottico ( es. glaucoma) mediante lo studio delle fibre nervose.

E’ un esame rapido, indolore, che può essere eseguito in pochi minuti ambulatorialmente senza l’uso di alcun mezzo di contrasto e privo di complicazioni.

Abbiamo in questo Centro la fortuna di avere questo strumento che è assolutamente all’avanguardia e che ci permette in pochi minuti di avere un quadro dettagliato della situazione del nostro occhio, essendo questo ad oggi un esame ritenuto quasi imprescindibile nella pratica clinica».

«L’uso quotidiano di dispositivi elettronici, lo smart working, la DAD come possono influenzare negativamente la nostra vista?»

Dott.ssa Latronico: «La nostra quotidianità è sempre più caratterizzata dall’uso di device elettronici di vario genere. Negli ultimi tempi, è aumentato significativamente il tempo trascorso davanti a PC, tablet e smartphone.

Il risultato è stato un aumento di casi di sindrome da occhio secco (dry eye) con i relativi sintomi più comuni che la contraddistinguono: arrossamenti, bruciore agli occhi, prurito, dolore, pesantezza nelle palpebre, occhi rossi (affaticati o dolenti), fotofobia, visione offuscata, sensazione da corpo estraneo “dentro” l’occhio, stanchezza visiva ed un importante discomfort oculare.

Le conseguenze dell’occhio secco vanno dall’irritazione lieve, ma costante,all’infiammazione significativa e persino alla comparsa di cicatrici sulla superficie anteriore dell’occhio.

Numerosi fattori possono aumentare il rischio di secchezza oculare: l’uso del computer o dello smartphone ci tende a far sbattere le palpebre in modo meno profondo e meno frequente con conseguente aumento dell’evaporazione lacrimale,l’uso di lenti a contatto, ma anche l’invecchiamento, la menopausa, una serie di molteplici patologie autoimmuni e l’uso di svariati farmaci.

Fortunatamente, esistono trattamenti efficaci se si soffre di secchezza oculare a livello cronico.

In molti casi, l’uso regolare di lacrime artificiali possono ridurre significativamente i sintomi dell’occhio secco.

Una visita oculistica permetterà un corretto inquadramento della patologia oculare e una corretta indicazione terapeutica per poter migliorare i sintomi, ma anche la qualità di vita del paziente.

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